sempre dalla stasi
Ho appurato che il mio coinquilino non è gay. Non perchè ci abbia provato con me (non l'avete ancora capito che nessuno ci prova con me?) ma perchè la mia collegamica lo conosce e dice che in tempi andati lui faceva il provolone. Non è perchè uno ha un manichino come abat jour e ascolta pessima musica alla moda e ha il letto piazzato davanti alla porta è gay. Su. Poi gli mancava quel quid di buon gusto, era impossibile. Oggi ha organizzato un pranzo con amici suoi - più grezzi di lui - e ha fatto pasta e fagiolini. No, non è gay.
Il temporaneo è un napoletano innocuo, un po' chiattone, che mi tratta come se fossi sua figlia. Quando torno a casa mi fa: "com'è andata oggi?" e quando va a lavoro mi augura la buona giornata. Ieri sera chiacchieravamo - io in un succinto pigiama stesa già a letto e lui sulla mia soglia - e nel giro di dieci minuti era vicino alla finestra. Giunto lì mi dichiara che è fidanzato. Forse cominciava a sentirsi in colpa e non voleva illudermi inutilmente.
E poi c'è trillina, la gatta. Credo che insieme al giardino col manichino sotto l'albero di fico, alla mia coinquilina donna e alla stanza col segato di marmo e il letto matrimoniale, sia stata uno dei motivi fondamentali per cui ho preso la casa. E' nera, ha gli occhi gialli. E' fantastica, assolutamente indipendente e puttana come sanno essere le gatte. Mi ci trovo un incanto. Quando studio con i piedi sollevati lei si mette in posa plastica, dovrebbero farci un ritratto. Tutto ciò è molto bohemienne.
Per il resto è tutto il solito schifo: lo studio procede a singhiozzi e assolutamente controvoglia, il dottore vaga nella mia mente come una mina che non decido a fare esplodere nella speranza che si disinneschi e diventi un fiore. Povera scema.
Eppure mi sento romantica: ho un giardinetto decadente e una panca, la luce in camera è azzurra filtrata dalle tende, ho una gatta nera che mi fa compagnia e un copriletto blu notte...vieni, vieni. E lo so che ami lei, ma che c'entra?
